VINO E DIRITTO: CONVEGNO IL 6 DICEMBRE A ROMA

VINO E DIRITTO
Convegno di approfondimento, studio e confronto sul diritto vitivinicolo promosso dal Senatore Michelino Davico, dal Gruppo Federazione della Libertà e dallo Studio Legale Beghini.

Torna puntuale anche quest’anno l’appuntamento con il Convegno Vino&Diritto promosso dal Senatore Michelino Davico con la consueta professionalità dallo Studio Legale Beghini in collaborazione con il Gruppo Parlamentare Federazione della Libertà.
Rinnovato negli argomenti e nella location, l’evento rivolto agli operatori del mondo vitivinicolo e a tutti quei professionisti che, con il proprio lavoro promuovono, difendono e rendono possibile l’affermazione sui mercati di tutto il mondo di un prodotto che si distingue per la propria qualità eccelsa, sarà l’occasione per presentare una nuova proposta di legge che sarà consegnata nelle mani del Presidente della Commissione Agricoltura del Senato della Repubblica.
“Il Convegno – spiega il Senatore piemontese Michelino Davico – attraverso il dibattito che coinvolgerà due regioni come il Piemonte e il Veneto, vuole essere quest’anno lo strumento per portare le istanze del mondo vitivinicolo in Parlamento per arrivare all’adozione di una nuova normativa in grado di tutelare con maggiore efficacia le produzioni vinicole di qualità e premiare quindi le tipicità di quel Made in Italy apprezzato in tutto il mondo.”

L’appuntamento è per mercoledì 6 dicembre dalle 15 alle 18,30 presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro in Piazza Capranica 72 a Roma, nel corso del pomeriggio interverranno oltre al promotore Sen. Michelino Davico, il presidnte della commissione agricoltura in Senato Roberto Formigoni, il presidente e la vicepresidente del gruppo FDL Senatori Gaetano Quagliariello e Cinzia Bonfrisco, il direttore di Agea Gabriele Papa Pagliardini, il direttore generale di Siquria Guido Giacometti, il direttore generale di Avepa Fabrizio Stella, il presidente del consorzio Barbera d’Asti Filippo Mobrici e gli avvocati Fabrizio Brignolo, Francesco Aversano e Alessia Beghini Esperti di diritto vitivinicolo e agroalimentare.
Il dibattito sarà l’occasione per un confronto sul disegno di legge in materia vitivinicola che verrà presentato nei giorni successivi sulla base delle richieste del mondo vitivinicolo.

IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA
15.00 accreditamento, saluti ed introduzione dei lavori
15,30 Diritto di impianto e autorizzazioni: la situazione, le criticità e le prospettive
16,00 Autorizzazioni dell’impianto: i correttivi apportati dalle Regioni
16,45 Produzioni biologiche: normative ed opportunità da conoscere
17.10 Vino e Diritto: presentazione del Disegno di Legge di modifica del sistema
17,40 Tavola Rotonda e Question Time
LA DISCIPLINA VIGENTE
Art. 64 del Regolamento Europeo n. 1308/2013
L’inserimento e la regolamentazione delle autorizzazioni per gli impianti viticoli si deve al Regolamento Europeo n. 1308/2013 che in realtà, nel dettare la normativa di riferimento, ha lasciato ai legislatori nazionali la possibilità di scegliere a quali criteri ispirarsi nell’assegnazione delle nuove autorizzazioni.
In realtà, per motivi di celerità nel recepimento della normativa europea, il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, ha definito in maniera superficiale i criteri per l’ammissibilità delle domande di autorizzazioni per nuovi impianti fissando come unico criterio “la conduzione di una superficie agricola pari o superiore a quella per la quale è richiesta l’autorizzazione”.

In realtà l’art. 64 del Reg. Europeo n. 1308/2013 permette al legislatore nazionale di essere molto più stringente in questo campo e, nello specifico, di stabilire:
una verifica delle sufficienti capacità e competenze professionali del richiedente (Art. 64, comma 1, lett. B);
che le superfici da adibire a nuovi impianti contribuiscano ad aumentare la competitività a livello aziendale e regionale (Art. 64, comma 1, lett. D, con richiamo all’Art. 64, comma 2, lett,. F);
che vi siano progetti con il potenziale per migliorare la qualità dei prodotti con indicazioni geografiche (Art. 64, comma 1, lett. D, con richiamo all’Art. 64, comma 2, lett,. G);
che possano essere richieste autorizzazioni solo per superfici da adibire a nuovi impianti nell’ottica di accrescere le dimensioni di aziende piccole e medie.(Art. 64, comma 1, lett. D, con richiamo all’Art. 64, comma 2, lett,. H).

Tutte queste opportunità normative non sono state colte dal MIPAAF che nel D.M. 12272 del 15.12.2015 si è limitato ad inseriresolo il primo di tutti i requisiti possibili illustrati dal Regolamento Europeo.

Il D.M. 12272 del 15.12.2015
Il fatto di aver inserito solo un criterio di ammissibilità ha creato una situazione paradossale nei primi due anni di applicazione della nuova normativa.

Nel 2016, solo in Veneto, arrivarono domande per un totale di 34.677 ettari su 805 disponibili, nel 2017 le richieste di autorizzazioni sono state in tutto 7.233 per un totale di 90.827 ettari a fronte di appena 866 ettari disponibili, calcolati con la quota dell’1% rispetto a quelli coltivati nel 2016 che erano 86.597. Un dato impressionante che viene replicato anche in campo nazionale dove, a fronte dei 6.626 ettari a disposizione sono state acquisite richieste per ben 164.895 ettari.

E la situazione potrebbe degenerare nei prossimi anni arrivando a creare entro il 2030 (data di termine fissata dal Regolamento Europeo per il sistema delle Autorizzazioni) un enorme danno al sistema viticolo nazionale che, da una parte vede gli uffici competenti venire sommersi da richieste provenienti spesso da viticoltori improvvisati e, dall’altra, fa si che l’assegnazione dei diritti avvenga “a pioggia” e non sia, pertanto, premiante nei confronti di quelle aziende vitivinicole che per competenze, posizione geografica e tradizione riuscirebbero a garantire un prodotto di maggior qualità e, quindi, più competitivo sul mercato internazionale
L’assenza di un efficace criterio di ammissibilità, da applicare al momento dell’invio delle domande ha infatti impedito di andare a premiare le richieste provenienti da zone di particolare pregio o qualità. Tutto ciò ha creato una situazione per cui le richieste che meriterebbero di essere agevolate e premiate si sono trovate mischiate in quel mare carico di tante domande provenienti soprattutto da terreni che nel recente passato erano ancora adibiti a seminativo.

Un parziale aggiustamento alla disciplina iniziale è stato introdotto con il Decreto Ministeriale 527/2017, dello scorso 30 gennaio 2017, che, tra gli altri, ha aggiunto l’art. 7 bis. Con tale previsione, a partire da quest’anno, alle Regioni è stato concesso di applicare nell’assegnazione delle nuove autorizzazioni dei nuovi criteri di priorità che avrebbero dovuto portare a favorire le aziende viticole piccole e medie, quelle che si occupano di produzione biologica e quelle senza scopo di lucro che ricevono superfici confiscate alle mafie.

Lo stesso recente decreto ha introdotto anche l’art. 9 bis che, sempre a partire dal 2017, prevede che, ciascuna Regione, nel caso in cui le richieste ammissibili superino di tre volte la superficie disponibile, ha la facoltà di applicare un limite massimo per domanda che doveva essere comunicato entro 10 giorni dalla data di chiusura delle domande.

Alcune Regioni come il Veneto, nel febbraio scorso, erano corse ai ripari adottando dei criteri di priorità per le aziende viticole che, al momento della presentazione della domanda di nuovi impianti, avessero una superficie aziendale compresa tra 0,5 e 20 ettari ma ciò non ha impedito l’emorragia di richieste.

Questa soluzione che consente di creare una sorta di graduatoria, però, non risolve il problema alla radice ma sfoltisce solo la chioma di un albero che è cresciuto in maniera selvaggia. Ecco perché si rende necessario un intervento normativo che, nel rinnovare la disciplina del sistema delle autorizzazioni per nuovi impianti detti dei criteri di ammissibilità molto più stringenti, in grado di ridurre sensibilmente il numero e la quantità delle domande.
LA RICHIESTA DEL MONDO VITIVINICOLO
Alla luce dell’esperienza di questi primi due anni di applicazione della normativa delle autorizzazioni di impianto, alcuni giuristi ed esperti del settore vitivinicolo hanno elaborato uno studio che consente di fotografare in maniera plastica la situazione attuale, proiettandola negli anni a venire.

Nel campo agroalimentare e, in particolare in quello vitivinicolo, infatti, è fondamentale ragionare con una adeguata lungimiranza che consenta di dettare una normativa in grado di garantire lo sviluppo di produzioni che possano avere le caratteristiche necessarie per soddisfare nel migliore dei modi la richiesta di un mercato sempre più globale ed esigente.

Consentire oggi ad una azienda piuttosto che ad un’altra di usufruire delle nuove autorizzazioni all’impianto (nel limite dell’1% sulla quota nazionale già vitata) significa assegnare ad alcuni produttori, piuttosto che ad altri, la possibilità di rafforzare la propria offerta di mercato.

Attualmente, questa possibilità, è offerta, indistintamente, a tutti i proprietari terrieri che di fatto divengono automaticamente dei potenziali produttori di vino pur senza averne una vera e propria vocazione: se questa situazione si dovesse protrarre anche nei prossimi anni avrebbe come effetto diretto l’impoverimento dell’intero settore vitivinicolo italiano sia dal punto di vista economico sia per la riduzione dell’offerta vinicola tradizionalmente disponibile nel nostro Paese.

Affinchè il “sistema Italia” possa sfruttare al meglio questa opportunità concessa dalla legislazione europea è necessario che le nuove autorizzazioni vengano assegnate alle aziende che per storicità, esperienza, dislocazione geografica, tipologia di coltivazione e capacità di commercializzazione siano in grado di garantire la valorizzazione della qualità vinicola “Made in Italy”.

Per fare ciò, oltre che per semplificare le procedure di accesso alle nuove autorizzazioni all’impianto per le aziende meritevoli, è necessario fissare quanto prima con una normativa nazionale dei criteri di ammissibilità stringenti per la proposizione delle domande. Ciò permetterebbe innanzitutto di rendere più coerente il sistema delle richieste, non più aperte all’intera platea dei potenziali produttori di vino ma ristretta a quei produttori che in base alle qualità della loro azienda possano rientrare tra i produttori “certificati”.

Il disegno di legge:

Art. 1
Finalità
1.La presente legge, a seguito stabilisce i criteri per l’ammissibilità delle richieste di autorizzazioni per nuovi impianti di vigneto che, conformemente alla disciplina dettata dal Regolamento UE n. 1308/2013, dovranno essere applicati a partire dal 1° Gennaio 2019 al 31 dicembre 2030.

Art. 2
Autorizzazioni
1.A partire dal 1°Gennaio 2019, fino al 31 Dicembre 20130, i vigneti d’uva da vino possono essere impiantati o reimpiantati solo se è stata concessa una autorizzazione ai sensi della presente legge nonchéndel D.M. 12272 del 15/12/2015.
2.Le autorizzazioni sono concesse ai richiedenti che presentano apposita domanda all’Autorità competente.
3.Le autorizzazioni sono gratuite e non trasferibili.
Art. 3
Criteri di ammissibilità
1.Le richieste di autorizzazioni per nuovi impianti di vigneto sono considerate ammissibili se, dal fascicolo aziendale del richiedente, risulta che:
1.abbia in conduzione una superficie agricola pari o superiore a quella per la quale è richiesta l’autorizzazione e che tali terreni,indicatiobbligatoriamente nella richiesta per la concessione delle autorizzazionì, non si trovino in prossimità di grandi arterie viarie o autostradali, insediamenti industriali o altri siti particolarmente inquinanti;
2.il richiedente sia una azienda di piccole o medie dimensioni e/o possieda la qualifica di imprenditore agricolo professionale, ai sensi del D. Lgs 101/2005;
3.il richiedente sia in possesso di almeno uno dei seguenti requisiti:
– certificazione biologica ai sensi del Regolamento CE 834/2007;
– applicazione del sistema agricolo integrato a basso impatto ambientale;
Art.4
Disposizioni di coordinamento e transitorie
1.La presente legge abroga e sostituisce l’art. 5 del D. M. 12272 del 15/12/2015;
2.Entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, adotta i provvedimenti necessari a dare attuazione all’art. 3.
3.Si dispone che la presente legge siano notificati senza ritardo alla Commissione Europea ai sensi dell’art. 64 comma 3 del Regolamento UE n. 1308/2013.

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